Posts made in aprile, 2019

Due anni dopo, la seconda edizione conferma il valore della novità, sostenuta dalla Pontificia Commissione per l’Arte Sacra in Italia e da personalità quali Carli, Mascherpa, Scheiwiller, Vigorelli. Partecipano 53 fra i maggiori artisti.

Giovani artisti che rivelano nell’ esercizio di una pittura, pregna di rimandi formali e intellettuali, la capacità di esprimere temi evangelici con la forza di una spiritualità moderna, con i linguaggi figurali della contemporaneità, il mysterium crucis.

All’inizio degli anni ’70 i padri del Vaticano II, supportati dal lavorio intellettuale di teologi come Urs Von Balthasar, accolgono finalmente le pulsioni di uno spirito moderno, proteso alla ricerca del mistero che illumina di speranza la creazione di molti artisti.

A partire dalle avanguardie storiche fino al neorealismo e al neoespressionismo, alla pop art e alla minimal art, l’evento creativo è mosso da riflessioni interiori, immuni da edulcorazioni. Il suo è segno vivido che ritrae l’identità della persona e il suo silenzio.

In linea con la ricerca di Marianne Ström l’intervento di Giovanni Bonanno analizza alcuni dei capitelli del chiostro di Monreale, che si relazionano al tema degli « animali sacri o malefici ».

Nonostante l’estrema secolarizzazione, non mancano negli artisti d’oggi ideali estetici palpitanti d’etica, ansia di spiritualità, fermenti di umanesimo cristiano.

Poetica di surrealtà si presenta questa mostra attorno al tema della circumnavigazione dell’ignoto, oltre l’ardimento di Ulisse, verso l’oscurità dell’io.

Non l’abisso che impaura, ma la vertigine catartica dell’alto, palpitante di luce, si impossessa della mente. Il dipinto opera un ribaltamento prospettico per cui l’immensità del pelago si epifanizza in volta celeste.

Evoca una stagione del novecento europeo che, in contrapposizione con le avanguardie, torna all’idea classica dell’arte, alla sua complessità e alla sua armonia fremente d’eros.

Possiede concretezza plastica, quasi sempre monocroma. Una durezza metallica che non facilita la fuga nel sogno e che pone al cospetto della res naturale e storica, facendosi corpo di persone e luoghi nell’abitare tempo, spazio e mente.

È in essa ritratta la tragedia del Golgota con l’affanno dell’agonia dinanzi alla madre che culla il figlio, carne della sua carne, come nel giorno del natale, intuendo il suo destino.

Essenziale la composizione di Vanini, cui si accompagna una pennellata magmatica satura di colori materici – terrestri, celesti, marini – stesi, in genere, con ampio tratto orizzontale su dense stratificazioni.

Non la ragione, ma il sentimento è alla base della vetrata, quale spazio visionario di una umanità che cerca la pienezza nel quotidiano che si illumina di trascendenza.

È tra le capitali del barocco italiano Palermo, partecipe con peculiarità linguistica di una civiltà di pensiero e d’arte che perdura quasi un secolo e mezzo, a partire da fine cinquecento per giungere alla quarta decade del settecento.